LA RIVOLUZIONE E LA MEMORIA

Commento di Stefania Mai al libro  Milano e le sue rotte obbligate. Le acque che ci tocca navigare di Fiorenzo Galli, Direttore del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

 

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“Stiamo vivendo un periodo rivoluzionario”, scrive Fiorenzo Galli nel suo breve saggio sul nuovo ciclo della vita politica e amministrativa che Milano sta per iniziare. “E abbiamo bisogno di comprensione, orientamento, condivisione rispetto a una nuova e necessaria attitudine al cambiamento”.

   Le parole rivoluzione e cambiamento sollecitano l’eccitazione del nuovo che avanza e, insieme, evocano il potenziale pericolo dell’ignoto che incombe. Più la prima del secondo, forse, dopo gli anni depressi di una crisi di cui i sopravvissuti vogliono solo sentirsi all’indomani. Eppure, come Galli giustamente osserva, è l’attitudine verso il cambiamento, è l’atteggiamento che ciascun individuo adotterà, a dare forma al domani che velocemente si avvicina.

  Non si tratta solo delle scelte che faranno gli elettori milanesi votando, anche se è evidente che prendere una posizione significa fare un passo in una direzione, e assumersene la responsabilità.

  Ma una delle tante ragioni che rendono il saggio di Galli così condivisibile, è il tono volutamente privo di ogni enfasi ideologica. L’argomentazione pacata e competente di idee suffragate da ragionamenti e dati: questa è la più evidente scelta di campo dell’autore. Ogni riga del saggio è un’illustrazione del monito rivolto a tutti, ceto politico e cittadini: “occorre esprimere la capacità di sapere e di fare: di saper fare”.

  Competenza per indirizzare le risposte alle sfide che il cambiamento comporta.

  Galli dice: “il futuro è complesso”.

  E non è un’affermazione retorica, scontata. Tante sono le ragioni che rendono complesso lo scenario che si profila, secondo Galli. Una condizione essenziale per affrontare con successo tali complessità sta nel comprendere l’urgenza di mettere a punto un nuovo schema di organizzazione sociale.  Solidale ed inclusivo, non egoista ed escludente. Partendo da un’idea fondamentale: non è il possesso di beni a fare la qualità della vita.

  Concetto rivoluzionario, che affonda le sue radici lontano nel tempo.

  Così, attraverso il saggio di Fiorenzo Galli, arriviamo alla scoperta di un paradosso illuminante: la rivoluzione si nutre di memoria.

   “Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità”, diceva Aristotele.  “Proporre modi di convivenza plausibili che conservino le nostre libertà”, scrive Galli, “la libertà di preservare l’ambiente e la natura come la libertà di godere dei risultati meravigliosi dell’evoluzione di conoscenze e applicazioni tecnologiche”.

   La felicità nella libertà esercitando l’ingegno. “Per abitare meglio, curarci meglio, cibarci meglio, vivere meglio il nostro tempo, seguendo i valori positivi che ci siamo dati”. Questa la grande sfida che si dispiega davanti a noi, che possiamo e dobbiamo vincerla. Consapevoli che non è certo possibile “continuare lo stile di vita consumistico che caratterizza le società occidentali”. Stile di vita che ha da sempre contrapposto ricchi e poveri, Paesi e individui ricchi e Paesi e individui poveri. Stile di vita egoista ed escludente, non più sostenibile dagli esseri umani e dal Pianeta.

   Se “la crisi che stiamo attraversando affonda le sue radici nella mancanza o nella disponibilità strategicamente sempre più rischiosa di risorse”, come sostiene Galli, il nostro destino è quello di riciclare. E, per tornare al paradosso che la rivoluzione si nutre di memoria, il principio di rinnovamento che sta alla base del nuovo concetto di convivenza sostenibile e solidale, presuppone una messa in comune, un riciclaggio, anche della memoria. Memoria come testimonianza di una passata saggezza, e memoria come curiosa ricerca contro la diffusa ignoranza. Ovvero Cultura.

   Il Pianeta è divenuto globale per l’esplosione dei mezzi di comunicazione, e la rete del futuro sarà molto più veloce di quella attuale. Essenziale, quindi, sarà controllare la veridicità della massa di informazioni sempre più massicciamente in nostro possesso. Ovvero di sviluppare un atteggiamento critico nei confronti dell’informazione stessa, per non subirla.

  E’ importante che la condivisione che internet promuove non sia mera condivisione di dati e informazioni, che la democrazia della comprensione non si risolva in un atto di fede.

  La rete ha liberato la Cultura dalla torre autoreferenziale di snobistica esclusione, ma non deve farsi promotrice di acritica passività. E’ la libertà di scelta la grande sfida che le istituzioni culturali contemporanee devono aiutare a vincere.

  Se il futuro è complesso, la saggezza del passato può contribuire ad affrontarlo al meglio. Sfruttando le occasioni che offre la rivoluzione, anche culturale, che stiamo vivendo.

   Per costruire il “lieto fine” che dipende solo da noi, dobbiamo porci in modo nuovo rispetto alla vita. Un modo fatto di quel libero esercizio dell’ingegno, di tutti e di ciascuno, in cui, sostiene Aristotele, consiste la felicità.

Stefania Mai

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